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Il ritorno dei dazi fa ballare i mercati
03 April 2025#WeeklyWatch

Il ritorno dei dazi fa ballare i mercati

L’aggressiva (e mutevole) politica commerciale del presidente USA Donald Trump fa impennare la volatilità sui mercati e indebolisce le prospettive di crescita negli Usa e nel mondo. Ma non tutte le asset class ne sono uscite penalizzate allo stesso modo

I dazi e la politica commerciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sono l’argomento del momento sui mercati finanziari di tutto il mondo e negli ultimi mesi l’andirivieni di annunci sulle nuove tariffe doganali americane ha portato forte volatilità sulle Borse di tutto il mondo.

“Negli ultimi mesi, l'annuncio dei dazi USA ha generato un'ondata di preoccupazione nei mercati globali. La situazione rimane incerta, con i mercati che continuano a reagire alle decisioni politiche e commerciali degli Stati Uniti, creando un contesto di significativa volatilità”, commenta Corrado Cominotto, Responsabile Gestioni Patrimoniali Attive di Banca Generali.

Il punto della situazione

Solo ieri il presidente Donald Trump ha imposto dazi elevati a tutti gli esportatori verso gli Stati Uniti, con una tariffa del 10% sulla maggior parte dei Paesi e dazi più alti su circa 60 nazioni, con lo scopo dichiarato di contrastare i grandi squilibri commerciali tra gli Usa e le altre economie.

La Cina affronterà un dazio ben superiore al 50% su molti beni, mentre l'Ue sarà soggetta a una tariffa del 20%. Inoltre, Trump ha annunciato un’imposta extra del 25% sulle automobili e sui pezzi di ricambio non prodotti negli Stati Uniti. Questa mossa ha scatenato minacce di ritorsioni da parte di altri Paesi e riacceso la volatilità sui mercati finanziari globali.

I dazi sulle auto entreranno in vigore anche sui veicoli prodotti all'estero anche se poi assemblati negli Usa, riducendo i margini per i produttori e aumentando i prezzi per i consumatori. L'annuncio di Trump sui dazi auto si inserisce in un contesto in cui l'America importa circa la metà delle auto vendute nel Paese, il che, secondo le stime, potrebbe portare a un incremento del prezzo delle automobili vendute negli USA tra i 3.000 e i 10.000 dollari. “Tesla è l'unica società che si sottrae a queste nuove tariffe, poiché produce il 100% delle sue auto negli USA”, spiega Cominotto.

L’impatto atteso sull’economia globale

A livello macro, già prima degli ultimi annunci, le prospettive di crescita globale si erano fatte meno positive dopo gli annunci dei dazi, mentre quelle di inflazione hanno rialzato la testa. Rispetto ad inizio anno le attese di crescita del Pil statunitense sono calate dal +2,1% al +1,7% mentre l’inflazione è già salita negli ultimi mesi dal 2,5% di fine 2024 al 2,8% attuale.

Anche a livello globale l’effetto delle tariffe dovrebbe farsi sentire. La crescita mondiale, in base alle ultime stime Ocse riviste nelle scorse settimane, rallenterà al 3,1% nel 2025, invece di accelerare al 3,3% come previsto in precedenza, a causa delle “più elevate barriere doganali in numerosi Paesi del G20”. Per il segretario generale dell’Ocse Mathias Cormann, “c’è una significativa incertezza al momento ed è evidente che l’economia mondiale avrebbe di che guadagnare da una maggiore chiarezza sulle politiche commerciali globali”.

I dazi dovrebbero avere significative implicazioni economiche, tra cui prezzi più alti negli Stati Uniti e una crescita del Pil inferiore alle attese. Effetti che potranno incidere sulle prossime decisioni di politica monetaria delle banche centrali”, avverte Cominotto.

L’effetto sui mercati finanziari

I timori di una guerra commerciale totale e l'impatto delle tariffe sui mercati globali sono stati evidenti anche sui mercati finanziari e su quelli azionari in particolare, “con i settori più penalizzati che sono stati tech, auto e minerari. In Europa il settore auto risulta uno dei peggiori del listino con oltre 10 punti di sottoperformance rispetto alla media (al 3 aprile -4% da inizio anno rispetto al +6% segnato dall’Eurostoxx 50). A essere avvantaggiati da questo contesto sono invece i titoli bancari, che non hanno esposizione ai dazi, oltre al settore utilities che tipicamente beneficia di situazioni di volatilità in aumento. Nonostante la forte volatilità in essere i mercati emergenti hanno avuto un performance migliore dell’indice globale, grazie al rimbalzo della Cina e all’ indebolimento del dollaro USA”, spiega il gestore di Banca Generali.

Cominotto sottolinea però una posizione neutrale sull’equity, dato che il comparto, “potrebbe avere revisioni al ribasso sulle attese di crescita degli utili, ancora intorno al 10%. Andrà inoltre tenuta sotto osservazione lo sviluppo delle trattative per la pace in Ucraina che, insieme al maxi-stimolo tedesco, potrebbero sostenere il mercato europeo”.

Al contempo, spiega l’esperto di Banca Generali, l’outlook “rimane costruttivo sulla parte bond, in particolare sul credito Investment Grade visti il premio di rendimento e la duration inferiore rispetto agli indici governativi che hanno dimostrato maggiore volatilità. Maggiore incertezza sul comparto High Yield qualora si dovesse verificare il calo della crescita globale paventato da alcuni economisti. Nel complesso uno scenario complesso e volatile ma non universalmente negativo, dove la gestione attiva può estrarre valore dalle asimmetrie tra i mercati e proteggere dalle turbolenze”.

Corrado Cominotto, Responsabile Gestioni Patrimoniali Attive di Banca Generali. Corrado Cominotto, Responsabile Gestioni Patrimoniali Attive di Banca Generali.
Negli ultimi mesi, l'annuncio dei dazi USA ha generato un'ondata di preoccupazione nei mercati globali. La situazione rimane incerta, con i mercati che continuano a reagire alle decisioni politiche e commerciali degli Stati Uniti, creando un contesto di significativa volatilità.

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